La Super Pop-Art di Ivano Facchetti, la prima personale a Bologna

,
Arte è Kaos Bologna presenta la prima personale dell’artista bergamasco nella capitale emiliana, allestita presso lo studio Demuro Russo.
Dopo aver iniziato una fortunata collaborazione con la galleria Arte è Kaos Alassio, il giovane artista bergamasco approda a Bologna : grande successo per la mostra personale di Ivano Facchetti, nello studio legale Demuro Russo, allestito in collaborazione tra lo studio legale, Legallery e Arte è Kaos Bologna. 
Un contesto prestigioso che ha ospitato il vernissage, tenutosi nella serata del 17 dicembre con un evento (svoltosi su invito nel pieno rispetto della normativa vigente anti-Covid19) , dove l’allestimento Super Pop di Ivano Facchetti è visitabile su appuntamento fino al 1 febbraio.
Ivano Facchetti, artista sempre più in ascesa nel panorama dell’arte contemporanea internazionale, ha presentato una trentina di nuove opere con una performance dove ha terminato uno dei lavori presenti in mostra, trasferendo al pubblico presente tutto il suo entusiasmo e la sua inesauribile energia creativa.
I quadri e le sculture di Facchetti hanno come imperativo stupire, si fanno riconoscere per uno stile potente, a tratti spiazzante; lavori coloratissimi dove l’iconicità del soggetto viene talvolta a dialogare talvolta a scontrarsi, con forme, idee e messaggi appartenenti alla cultura pop / street / urban contemporanea, con rimandi alla Brand – Art e a personaggi presenti nell’immaginario collettivo di ognuno di noi, come ad esempio  Darth Vader,  Batman, Roger Rabbit.
L’allestimento è stato impreziosito ulteriormente dalla com-partecipazione alla mostra della giovane scultrice Jessica Filippi, con lavori in acciaio, alluminio e stampa 3D.
Dopo la conclusione dell’evento sarà possibile visionare i lavori di Ivano Facchetti presso la sede di Arte è Kaos Bologna, in via Testoni 8/b.

 

per informazioni sulle opere e per visitare la sede della mostra:
Arte è Kaos Bologna – via Testoni 8/b, Bologna

Contatti :

mail: arteekaosbologna@gmail.com

Web: www.Arteekaos.com

Art curator: Luca Paoloni 

Facebook / Instagram: Arte è Kaos Bologna

 

 

 

Arte è Kaos Bologna: nuova apertura!

,

Arte è Kaos  apre una nuova galleria d’arte a Bologna in franchising.

Nel cuore del centro storico della città, in via Testoni 8b, a 5 minuti a piedi da Piazza Maggiore, uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, Arte è Kaos apre la sua prima sede in franchising nel gennaio del 2021.

In un contesto storico e signorile, la nuova galleria bolognese propone quadri, sculture e grafiche degli artisti che collaborano da anni con il progetto Arte è Kaos, insieme a oggetti d’arte e multipli d’artista provenienti da tutto il mondo.

Arte è Kaos Bologna è un nuovo spazio espositivo in una delle città più importanti d’Italia, sede di numerose e prestigiose istituzioni culturali, artistiche ed economiche. 

Arte è Kaos, vuole dare un messaggio di positività a chi vuole aprire una nuova attività. L’idea del franchising Arte è Kaos è quella di fornire tutto il supporto, il know-how e i prodotti in conto vendita  per aprire una nuova galleria d’arte: un’attività dove si cresce professionalmente giorno per giorno, a stretto contatto con artisti e collezionisti e dove le proprie attitudini vengono valorizzate e veicolate in un’ impresa appassionante. Attualmente Arte è Kaos è in cerca di ulteriori affiliati per espandere il proprio network di gallerie d’arte nelle maggiori città italiane, città d’arte e di forte flusso turistico.

Artisti rappresentati in Arte è Kaos Bologna:

 

  • Ciro Palumbo
  • Max Gasparini
  • Antonio Murgia
  • Ivano Parolini
  • Andrea Terenziani
  • Ivano Facchetti
  • Gianluca Motto
  • Enrico Ingenito
  • Pier Tancredi De Coll’
  • Claudio Massucco
  • Enrico Pazzoni 
  • Nadia Allario
  • Marina Rizzelli

Contatti – Arte è Kaos Bologna

Telefono: 351 9564490

mail: arteekaosbologna@gmail.com

Web: www.Arteekaos.com/bologna

Art curator: Luca Paoloni 

Facebook / Instagram: Arte è Kaos Bologna

Arte è Kaos al BAF 2020

,

Arte è Kaos

HA IL PIACERE DI INVITARVI A

BERGAMO ARTE FIERA
MOSTRA MERCATO DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Dal 11 al 13 gennaio 2020 – Vernissage su invito venerdì 10 gennaio ore 18.30

Dove

FIERA DI BERGAMO – Via Lunga, 24125 Bergamo BG

Orari

Sabato 11 e Domenica 12 gennaio dalle ore 10.00 alle ore 20.00
Lunedì 13 gennaio dalle ore 10.00 alle ore 12.30 

VERNISSAGE – VENERDI’ 10 GENNAIO ORE 18.30 (SU INVITO, SCRIVETECI!)

Ingresso Omaggio / ACCREDITI: SCRIVETE A
mobile@promoberg.it

Il presente invito è valido per l’accesso di DUE PERSONE anche a IFA 2020
BERGAMOANTIQUARIA (Padiglione “A”), secondo i seguenti orari:
Sabato 11 gennaio e Domenica 13 gennaio dalle ore 10 alle ore 20

Organizzazione

Partner

Main sponsor

Partner Tecnici

BEAUTY 2.0 – Ivano Parolini – dal 7 al 20 settembre

Arte è Kaos è lieta di invitarvi sabato 7 settembre, ore 21, all’inaugurazione in galleria
della mostra personale di Ivano Parolini: BEAUTY 2.0.
Parolini scava nei corpi dei suoi soggetti per arrivare all’anima della figura, attuando un processo disumanizzante che mira a riscriverne i caratteri e i tratti somatici. Rielaborando corpi di modelle provenienti da riviste patinate di moda, Parolini opera come un chirurgo-pittore, creando un suo personale canone di bellezza, guidandoci all’ “ànemos”, il soffio vitale,  riempiendo il “vuoto” della bellezza fine a se stessa.
Durante l’inaugurazione si svolgerà la performance dell’artista: in galleria verrà allestito un set fotografico, con modella e fotografo. Il fotografo catturerà le pose della modella, le fotografie verranno stampate la sera stessa e Parolini dipingerà su di esse: Il gesto pittorico di Parolini reinterpreta così la bellezza e il canone estetico originali, rivisitandoli, creando un dialogo tra il mezzo fotografico e l’intervento pittorico.
progetto a cura di: Alberto Marinelli e Ivano Parolini
testo critico e presentazione: Francesca Bogliolo
photoshooting: Gabriele Lupo
Vernissage: sabato 7 settembre, ore 21, presso la galleria Arte è Kaos, via Vittorio Veneto 100, Alassio
Durata mostra: dal 7 al 20 settembre
info: arteekaos@gmail.com / 392.7956158

 

Residence Ideale: ad Alassio un allestimento a regola d’arte

Arte è Kaos è lieta di comunicare a tutti voi l’inizio della collaborazione con il Residence Ideale: i quadri dei nostri artisti inseriti in un contesto di prestigio, per colorare le pareti degli appartamenti di questa bellissima struttura nel centro di Alassio. Per tutti gli ospiti della struttura, inoltre, sono previsti degli sconti sui quadri acquistati presso la nostra galleria. Per maggiori informazioni visitate il sito www.idealealassio.it

La casa vacanze “Ideale suites and apartments” si trova a due passi dalla spiaggia e dalla via principale dello shopping di Alassio. Ristrutturato e arredato completamente nel 2018, la struttura offre appartamenti di tutte le dimensioni, che possono ospitare comodamente dalle 2 alle 8 persone. Tutti gli appartamenti sono inoltre dotati dei più moderni comfort: riscaldamento a pavimento, aria condizionata, Wi-fi, smart tv da 50 pollici e tutti dispongono di un parcheggio privato gratuito.

 

 

 

Arte è Kaos raddoppia!

Arte è Kaos si fa in due! Abbiamo raddoppiato i nostri spazi per offrirvi tante novità: nuove opere, nuovi artisti, nuovi eventi.. Ma soprattutto uno spazio espositivo completamente nuovo, con un doppio affaccio sul Budello di Alassio.

Un luogo dove poter esporre al meglio i nostri artisti e dove poter organizzare sempre più mostre personali e collettive. Passate a trovarci!

Antonio Ligabue a Genova: il colore dell’irrequietezza

Una mostra a Genova, al Palazzo Ducale, raccoglie fino al 1 luglio 2018 la duplice produzione dell’artista:  autoritratti e animali raccontati in 80 opere tra tele, disegni e sculture. 

Quando si parla di Antonio Ligabue la parola naïf è l’aggettivo che capita subito a tiro per descrivere la sua produzione. Se è vero che le affinità sono evidenti in ogni sua opera (soprattutto nella componente autodidatta), la pittura di Ligabue è tutt’altro che “leggera” e “ingenua”. Ogni lavoro è infatti pervaso da un graffiante senso di drammaticità, di ricerca e di studio, che si stia osservando una tigre in una giungla ostile o un decisamente meno esotico scoiattolo, oppure uno dei suoi tanti, profondi e sofferenti autoritratti. E’ proprio il gran numero di queste opere (circa un centinaio)  che fa pensare alla dimensione di ricerca interiore del pittore: una produzione da cui emerge una profonda tensione emotiva e uno sguardo indagatore, verso il proprio io sofferente e martoriato, così come il suo volto. Un movimento dell’anima dal dinamismo feroce in contrapposizione all’apparente staticità e serialità della posa e dello sguardo. Qualche particolare cambia da un autoritratto all’altro (un cappello, i colori, il paesaggio), ma lo sguardo, angosciato,  rimane sempre lo stesso: gli occhi imploranti di chi cerca di scavare dentro di sè per capire cosa non funziona, una lucida presa di coscienza sul proprio malessere interiore, un grido di aiuto urlato col colore. 

La ricerca quasi psicologica dei suoi autoritratti fa da contrappunto con la conoscenza anatomica sviluppata attraverso lo studio degli animali che dipingeva: tigri, aquile, leoni, scoiattoli, gatti, ragni, serpenti.. La natura lo affascinava, e forse lungo i suoi interminabili vagabondaggi lungo le rive del fiume la sua immaginazione veniva incendiata da immagini esotiche e incontri con bestie nella vegetazione. E’ presente infatti una sorta di effetto sorpresa, di agguato, di tensione, di incontro tra predatore e preda, e anche quando il protagonista animale del quadro è solo, esso sembra all’erta, in agguato, con i sensi che gli comunicano che il pericolo è imminente, che il predatore è vicino.

L’irrequietezza di Antonio Ligabue  attraversa la totalità della sua produzione. Figlio di padre ignoto, nasce nel 1899 a Zurigo e viene affidato ancora infante a un’altra famiglia con cui non legherà mai, passando l’adolescenza in condizioni di indigenza e di malessere emotivo. Nonostante fin dalla giovinezza emergessero le sue doti di disegnatore, il suo comportamento turbolento lo allontana dalle istituzioni scolastiche e nel 1919 viene espulso dalla Svizzera. Approda in Emilia-Romagna, a Gualtieri, senza sapere una parola di italiano. Si dedica alla pittura e ai vagabondaggi senza meta lungo le rive del Po. L’incontro con Mazzacurati nel 1928 fa sbocciare il suo talento artistico, ma gli anni della maturità sono dominati dall’instabilità emotiva che lo accompagnerà per tutta la vita, con crisi maniaco-depressive, episodi di violenza e ricoveri in ospedali psichiatrici. I critici e i giornalisti si interessano alla sua opera a partire dalla fine degli anni ’40 e nel 1961 viene allestita la sua prima personale a Roma.  Muore nel 1965: nel suo paese lo conoscevano come Al Matt, “il Matto”.

 

Il Salvator Mundi: un Leonardo da Record.. con qualche riserva

Leonardo, si sa, ci ha sempre fatto sognare. Basta pronunciare il suo nome per cogliere quella potente aura di bellezza, grandezza e mistero che circonda i grandi artisti della storia.  Considerato una delle menti più brillanti e versatili dell’umanità, è stato un lungimirante e visionario ingegnere, un infaticabile e scrupoloso scienziato, un raffinato e moderno pittore, (oltre che musicista, poeta, scenografo) contribuendo a portare alla massima espressione il Rinascimento italiano.

All’interno della sua sconfinata e geniale produzione, pochi sono i dipinti sopravvissuti alla prova del tempo e che attraversando i secoli sono giunti fino a noi: circa una ventina, tra cui alcuni tutt’ora dalla dubbia autenticazione. Tra tutti, in questi giorni, spicca sicuramente il Salvator Mundi: un’ opera destinata a far parlare di sè ancora per molto. Battuto all’asta da Christie’s per 410 milioni di dollari (450 con i diritti d’asta) è il quadro più pagato di sempre, stracciando i record precedenti di Gauguin e De Kooning (300 milioni entrambi).  Il quadro volerà negli Emirati, e sarà esposto al museo Louvre di Abu Dhabi e lì rimarrà in esposizione permanente. Ma non è solo per l’aggiudicazione da capogiro (qui il video dell’asta)  che si parla del Salvator Mundi: rimangono ancora diversi dubbi sulla sua autenticità, come per diverse altre opere attribuite al grande maestro (La Madonna dei Fusi o Bacco, ad esempio).

La storia di questo piccolo olio su tavola, datato 1493 circa (66 x 46 cm, dimensioni paragonabili a quelle della Gioconda) si perde in quella delle sue numerose copie: significativa quella del 1650 a opera di Wenceslaus Hollar, copiata quando il dipinto si trovava nella collezione di Carlo I d’Inghilterra, il quale aveva acquistato l’opera in Italia. Alla morte del re le sue collezioni vengono disperse e il quadro passa di mano in mano attribuito ai seguaci della scuola leonardiana (c’è chi cita Bernardino Luini, chi Francesco Melzi). La sua prima asta non è particolarmente entuasiasmante: nel 1958 Sotheby’s lo batte per 50 dollari, mentre nel 2002 un uomo d’affari statunitense lo acquista sempre in asta per circa 7500 sterline. Dopo un restauro che ha visto la rimozione di molti strati di pittura aggiunta nei secoli (pesante la ridipintura seicentesca che aveva mascolinizzato la capigliatura e aggiunto i baffi “alla gatto”, di moda in quel periodo), l’impianto originale è riemerso così come la sua attribuzione da parte di critici e studiosi di fama internazionale. Per gli esperti convocati per esaminarlo alla National Gallery nel 2010, dov’era  stato in mostra, si tratta di un opera di Leonardo.

Tuttavia, non tutti i pareri si sono dimostrati favorevoli. Carlo Pedretti o Walter Isaacson, ad esempio, si sono dimostrati scettici. Il primo parla di “sofisticato affare di marketing” che punta a rilanciare un’opera che “basta guardare” per avere dei dubbi, il secondo indaga la composizione dell’opera e si concentra sulla sfera che Cristo tiene in mano. Secondo Isaacson è impensabile che un uomo di straordinaria cultura come Leonardo non abbia riprodotto dei particolari importanti sul globo che tiene in mano, trattando la sfera come se fosse una bolla di vetro vuota priva dei riflessi e delle distorsioni che dovrebbe naturalmente riprodurre la sua superficie. Un’ “anomalia sconvolgente”, soprattutto considerato il fatto che Leonardo in quel periodo era alle prese con studi sulla luce e sull’ottica.

Il Salvator Mundi è un Cristo benevolo, non giudicante, che benedice e protegge con la mano destra e che con la sinistra fa dono di tutto il Cielo, della vita eterna, simboleggiata dalla sfera vuota. E’ un Messia, ma non è un Re: la sua presenza è fraterna e pacataportatore di un’umanità che trascende la Chiesa, non chiede di essere adorato su un trono. La pietra che ha sul petto all’altezza del cuore è un rubino, una pietra utilizzata nel matrimonio, simbolo di amore, anche passionale. Una perla invece ferma i due risvolti dell’abito, poco sotto: è un simbolo femminile e delicato. La presenza del rubino e della perla sembra suggerirci una compresenza tra maschile e femminile tipica della produzione leonardesca, oltre a un’ ambiguità sessuale che possiamo trovare anche ad esempio nella Gioconda, ma soprattutto suggerisce un amore universale e spirituale, che trascende i sessi. E’ un’opera dall’apparente semplicità, ma che si fa sicuramente carico di una serie di valori importanti e straordinariamente attuali, oltre al mistero che riguarda la sua attribuzione. E pur vero che Leonardo era profondamente geloso della sua solitudine, e non si circondava volentieri di proseliti. L’opera potrebbe essere una delle copie attribuite alla sua scuola postuma, ma l’aura misteriosa  e allo stesso tempo benevola e a suo modo rivoluzionaria porta con sé l’impronta del genio.